mercoledì 19 febbraio 2014

Le Primarie al tempo delle armi chimiche.

Dopo le marce, le proteste popolari e degli amministratori locali, gli incontri a Roma, le visite al Porto di sottosegretari e quasi ministri, le minacce di ribellione civile e incivile mi sarei aspettato chissà cosa il giorno delle Primarie di uno dei partiti di Governo che stanno facendo pervenire qui le tonnellate di sostanze tossiche da bonificare dalla Siria.
Già immaginavo folle di militanti che bloccavano i seggi, tavolini e gazebo buttati all'aria, interi direttivi locali dello stesso partito che boicottavano clamorosamente queste consultazioni sventolando striscioni con domande a cui non era stata data risposta prima.
Sedi di partito occupate dai loro stessi tesserati in un paese, assessori incatenati e imbavagliati davanti al seggio in un altro, sit-in pacifici in un altro ancora in cui si comunicava chiaramente l'obiezione totale ad ogni gesto del ciclo vitale di un partito finchè il Partito non avesse ascoltato la sua gente.
Mi aspettavo Sindaci indire conferenze stampa unificate in cui prendevano posizione contro le armi chimiche e lo facevano disertando anch'essi le urne per lanciare un segnale davvero forte ai propri leader.
Il segnale che se loro non ascoltano la voce della Piana per questioni importanti per la popolazione allora alla Piana non importa nemmeno far sentire il loro parere su chi deve rappresentarli.
Sarebbe stato bello leggere una serie di zeri nei risultati dei nostri comuni, un silenzio assordante a cui avrebbero dovuto dare risposta tutti i livelli del Partito che esprime il premier e buona parte del Governo.
Così non è stato.
Le Primarie del partito che ha voluto le armi chimiche a Gioia Tauro si sono svolte regolarmente.
Non mi posso lamentare troppo però, non voglio far parte di quelli che dicono agli altri quello che dovrebbero fare mentre scrivono davanti ad un monitor.
Mi sarebbe piaciuto però, e anche molto.

Nessun commento:

Posta un commento